Argentina alla sbarra, ma sotto processo c'è anche l'Italia
Udienza a Rebibbia nel procedimento contro alcuni agenti delle juntas accusati di aver torturato e ucciso persone di passaporto italiano. I primi testimoni ricostruiscono la storia del golpe, i suoi coinvolgimenti, i suoi agganci anche italiani da Gelli alla Fiat, le sue complicità. Tra le prove un libro sui voli della morte. Marina Zenobio

....Nelle testimonianze si fa il nome di Licio Gelli, impegnato prima e durante gli anni della dittatura a mettere in contatto il governo argentino con imprese pubbliche e private in Italia che, ovviamente, avevano tutto l'interesse a riportare una buona immagine del paese sudamericano presso le sedi istituzionali italiane. Ma il nome del capo della loggia massonica P2 ritorna anche nelle testimonianze della seconda udienza, rilasciate dallo scrittore e giornalista Horacio Verbitsky e dagli ex militari José Luis Garcia e Julio César Urien. Verbitsky ricorda che il passaporto falso in possesso di Gelli, quando venne arrestato in Svizzera, era stato fatto in uno dei «laboratori» dell'Esma, diretta - elenca con precisione Garcia, colonnello in congedo dell'esercito argentino, all'epoca del golpe insegnante nella scuola militare adiacente all'Esma ed ora membro del Cemida (Centro dei militari per la democrazia argentina) - da Massera con la collaborazione di Vañek, Vildosa, Acosta e Astiz. (...)


Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
 
 
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