Da mezzo secolo alle spalle della storia italiana
In Italia pronunciare il nome “Licio Gelli” fa sempre un certo effetto.

C’è chi reagisce con una smorfia di dissenso, chi si domanda chi sia e, infine, chi dice semplicemente “ha fatto la sua parte, ma ormai se n’è già andato”. E invece no, nato il 21 aprile del 1919, il Maestro Venerabile, o la tessera numero uno della P2 o il “burattinaio” della prima repubblica, è ancora vivo, vegeto e più arzillo che mai.


Di più, alloggia ancora a Villa Wanda (la dimora toscana da cui Gelli ha seguito i fatti salienti della politica del nostro Paese) e mostra una lucidità notevole per un pensionato di quasi 88 anni. Per accorgersene, basta sfogliare il libro di Sandro Neri, “Licio Gelli. Parola di Venerabile”, un agile racconto/intervista, dove il camaleontico pistoiese (simile a volte ad un eroe Marvel, specie quando durante la guerra di Spagna giura di vendicare il fratello ucciso dai comunisti) ripercorre la storia d’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

Il Maestro Venerabile ricorda i particolari di alcuni avvenimenti, dall’incontro con il Duce (“Mi spiace per tuo fratello: chi muore per la patria ha vissuto assai” gli disse Mussolini)”, alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (“È roba straniera”) passando per la rinascita della massoneria italiana (“Doveva ritornare al ruolo che aveva ricoperto nell’Ottocento”); e poi i tentativi di golpe (‘70 e ‘74) (“Sono venute a mancare certe promesse”) e l’irrisolto attentato sul treno Italicus (“Forse il fine era non arrivare alla verità”) fino al referendum del ‘46 dove gli italiani scelsero tra monarchia e repubblica (“In fase di scrutinio c’era chi pensava a cancellare e a cambiare il voto”).

Un fatto balza subito all’occhio: la vita di Gelli è più o meno la vita del nostro stivale. Certo, è un punto di vista diverso da quello imperante nel nostro paese (“Sono sempre stato legato all’ideale fascista e sono sempre stato un monarchico” ricorda Gelli), da un obiettivo ravvicinato e fazioso, ma talvolta più esauriente di quello raccontato nella maggior parte dei testi di storia. Ma bisogna rilevare anche i (tanti) difetti della parola del ‘Venerabile’.

Gelli non risolve alcuni dubbi amletici (“Secondo me l’aereo su Ustica è caduto per un guasto”) e sul finanziamento ai partiti non dice una parola sul Pci; infine sullo spinoso feuilleton Calvi/Sindona non sembra così disposto a rilasciare dichiarazioni. Non solo. È quasi palpabile il narcisismo con cui il “capo” della P2 risponde al giornalista: forse uno strascico della vecchiaia, ma in ogni caso un limite, perché alla fine del racconto pare di aver letto un saggio sulle avventure di un Ulisse dei nostri giorni. Resta un testo importante perché nel bene o nel male, Licio Gelli, è stato un protagonista (o il protagonista) di questo “incredibile” paese.

Fonte: opinione.it
 
 
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