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Gelli, uomo dei misteri - Tra politica e stragi il Venerabile e la P2 |
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A venticinque anni dalla scoperta delle liste della P2, la loggia massonica guidata da Licio Gelli lungo uno dei periodi più oscuri e intricati della Repubblica, continua a far discutere. L’incontro di ieri pomeriggio in Biblioteca statale per la presentazione del libro-intervista Licio Gelli - Parola di Venerabile (Aliberti Editore) scritto dal giornalista di «Il Giorno» Sandro Neri, ha visto il famoso politologo ed ex consulente della Commissione stragi Giorgio Galli confrontarsi con Neri su alcuni aspetti del ruolo giocato dalla P2 e dal ‘venerabile’ a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.
«Quello di Neri — ha esordito Galli — è un libro utile per inquadrare un periodo complesso, su cui grava l’idea di una continua minaccia alla democrazia italiana. Nonostante il turbamento causato dalle stragi e dal terrorismo, penso che non ci siano mai stati reali tentativi di golpe».
Un intervento, quello di Galli, tutto teso a ridimensionare quelle che non esita a definire «leggende» sulla P2. «Era una isituzione massonica che, in un periodo difficile per la politica italiana, sotto la guida di Gelli provò a coprire nuovamente un ruolo politico di peso, attraverso l’elaborazione di un progetto politico rappresentato dal Piano di Rinascita. Questo progetto comportava una svolta autoritaria. Il libro di Neri è un contributo prezioso e non rischia di suonare come un’auto-apologia di Gelli». Neri prende la parola parlando della strage di Bologna e sottolineando il ruolo di Gelli «depistatore e protettore dei reali autori della strage» ma mai condannato come organizzatore. Neri ricorda la famosa frase «Bologna è roba straniera», oltre alla tesi avanzata dallo stesso Gelli (e bocciata da Galli) dell’attentato compiuto per errore.
Secondo il ‘venerabile’, infatti, Mambro e Fioravanti non solo sarebbero innocenti, ma la valigetta esplosa nella sala d’attesa della stazione il 2 agosto ’80, sarebbe stata destinata alla mafia siciliana. Una sigaretta, rotolata fin lì per puro caso, sarebbe all’origine della deflagrazione. Galli e Neri utilizzano cautele anche sulla portata dei golpe De Lorenzo e Borghese, definiti improbabili e utilizzati piuttosto come strumento di pressione verso la Dc e contro possibile apertura a sinistra. Una tattica — secondo Galli — abbandonata poi con l’ondata del terrorismo brigatista, visto come ottimo deterrente per ‘derive rosse’.
Sulle rivalutazioni e sulle considerazioni avanzate dal politologo e dal giornalista, solo una certezza: l’abilità di Gelli nel rimanere custode scrupoloso dei segreti più reconditi della ‘lunga notte della Repubblica’. All’incontro hanno parteciapato anche Gianfranco Lenzini, legale per i piccoli azionisti al processo per il crack Ambrosiano e la direttrice della Bilbioteca Emilia Bricchi Piccioni.
Fonte: LaProvinciadicremona.it |