I soldi nel "Piano di Rinascita Democratica" di Licio Gelli



"Qualora le circostanze permettessero di contare sull'ascesa al Governo di un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di "ripresa democratica", è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine, in modo contestuale". (dal "Piano di Rinascita democratica" di Licio Gelli)
 
Basta scorrere i nomi degli iscritti alla Loggia Massonica Propaganda Due, nei documenti sequestrati a Castiglion Fibocchi, e verificare di prima mano che molti dei cosiddetti "piduisti", oggi fanno parte a pieno merito della categoria dei ricchi.
     Eppure, dei quasi mille iscritti ce n'è uno che ha pagato con la vita il prezzo del denaro. Una ricchezza stimata in 1.193 miliardi di lire , l'esatto ammontare del dissesto del Banco Ambrosiano e del suo presidente, Roberto Calvi, trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri. Le perizie effettuate in Italia (tra le Università più attive c'è quella di Chieti)  hanno stabilito che si è trattato di omicidio; adesso i giudici avranno il compito, ben più difficile, di individuare mandanti ed esecutori. 

     Il tesoro dell'Ambrosiano è certamente la chiave di lettura principale del fenomeno-P2: quella ricchezza ha permesso a Gelli e soci di fare gran parte di quanto scritto nel "Piano di Rinascita democratica", il documento d'intenti della Loggia. 

     Parte di quel denaro, sottratto ad ignari risparmiatori coinvolti nel crack del Banco (sorte analoga a quella delle vittime delle vicende Parmalat e Cirio) è stata incassata dallo stesso Gelli, dopo la scoperta della P2. Circa 60 miliardi di lire, 165 chili in lingotti d'oro, due ville (una in Costa Azzurra) e due appartamenti, tutti "restituiti" al Venerabile dal liquidatore dell'Ambrosiano e dalla Banca d'Italia . "Da quell'intesa - ha spiegato l'avvocato Gianfranco Lenzini, legale dei risparmiatori - furono tenuti all'oscuro tanti piccoli azionisti. Evidentemente, conveniva a qualcuno accordarsi con Gelli per evitare che denunciasse pubblicamente altre magagne".
     Quando - e siamo a metà degli anni Settanta - la ricchezza dell'Ambrosiano è finita nelle mani dei piduisti, si è rischiato il tracollo della nostra storia Repubblicana. Quell'immenso patrimonio ha reso possibile il tentativo di un colpo di stato, fortunatamente svanito per il blitz ordinato dal Pubblico Ministero Gherardo Colombo  e dal Giudice Istruttore Giuliano Turone che, il 17 marzo 1981, hanno scoperto le liste segrete. In quei giorni finiscono tutti i soldi dell'Ambrosiano e anche gli altri banchieri affiliati alla P2 sono costretti a sospendere le "erogazioni".
 
      Torniamo per un attimo indietro nel tempo, fino al 1977. Nei piani dell'organizzazione filo-atlantica è previsto il controllo della stampa e l'occasione arriva proprio in quell'anno con l'acquisto della Rizzoli - Corriere della Sera, la prima casa editrice d'Italia e d'Europa che ha da poco acquisito il giornale più importante della nazione. Gelli e il suo "fido" Umberto Ortolani (il quale diventerà anche consigliere d'amministrazione del gruppo) approfittano della situazione di crisi in cui sono piombati Andrea Rizzoli e il figlio Angelo junior. I due, per evitare un clamoroso fallimento, sono costretti a barattare il controllo dei loro giornali con fiumi di denaro freschissimo.
      Si tratta dei soldi dell'Ambrosiano che passano, con la benedizione dello Ior, dalle casseforti della banca alle casse della Rizzoli. Si arriva al punto di far diventare lo stesso Roberto Calvi proprietario del quotidiano di via Solferino e del glorioso gruppo, fondato dal compianto Angelo Rizzoli senior, un editore puro del quale oggi si sente davvero la mancanza.
      Certo, la P2 di soldi ne ha sperperati tanti e, in molti, hanno anche tratto vantaggi dall'adesione. Dagli archivi della Commissione parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi (volume I, tomo VI), spunta un documento chiave per le origini dell'impero editoriale di Silvio Berlusconi (affiliato con tessera numero 1816, codice E 1978, data di adesione 26 gennaio 1978, fascicolo 0625, versamento di lire 100.000 con ricevuta del 5 maggio 1978 n. 104). E' una relazione del collegio sindacale del Monte dei Paschi, riunitosi il 9 ottobre 1981 alle ore 15.30 per riesaminare l'operato del Provveditore Cresti, iscritto alla P2. A pagina 27, i revisori scrivono il capitolo relativo a "Berlusconi Silvio (P2) - Industriale - Milano". La posizione di rischio verso il Gruppo ha dimensioni e caratteristiche del tutto eccezionali.
 
"Gli ispettori hanno esaminato la posizione (nella sua globalità), ne hanno fatto un'analisi accurata che consente di pervenire a conclusioni che dimostrano l'esistenza di un comportamento preferenziale accentuato."
 
     Inoltre, il collegio sindacale precisa:
 
"Si tratta di una posizione che suscita perplessità per il suo rapido progredire ed espandersi che allo stato non trova una ragionevole giustificazione". 
  
      Cifre alla mano, il sistema creditizio italiano (che passava in gran parte per la Loggia) ha messo a disposizione di Berlusconi, tra il 1974 e il 1981, fidi per poco meno di 199 miliardi di lire e fideiussioni per oltre 150 miliardi. Circa il 20 per cento è erogato dal Monte dei Paschi. 

      Imperi cresciuti e imperi stroncati all'ombra della P2, ricchezze che si alimentano e ricchezze che spariscono, il tutto in un brevissimo lasso di tempo. Pochi anni che sono stati decisivi nella storia dell'Italia repubblicana . Dopo più di vent'anni, l'unico rischio è il ripetersi di quelle vicende e il realizzarsi di quel "Piano di Rinascita". "E' un fatto che Berlusconi fosse iscritto alla P2", ha detto il magistrato Adriano Sansa. "O non aveva capito di che cosa si trattava, oppure lo sapeva, la qual cosa è ancora più grave. Quello che il suo Governo sta attuando è il piano della Loggia". 
 
Gabriele Mastellarini, giornalista professionista free-lance, collabora con il gruppo editoriale "Il Sole24Ore". Ha realizzato in proprio il documentario Il caso Aldo Moro tra cronaca e politica (Università di Teramo, 2001), ricostruzione storico-mediatica del rapimento. È stato relatore al convegno Internazionale Pluridisciplinare "La Menzogna", svoltosi all'Università "D'Annunzio" di Pescara, dove ha presentato un saggio su "Giornalismo e menzogna" (2001). A settembre 2004 ha pubblicato il saggio Assalto alla stampa, edizioni Dedalo, prefazione di Nicola Tranfaglia.
 
Note
 
1. Dalla relazione del Commissario liquidatore, Lanfranco Gerini.
2. Nell'Ateneo teatino sono stati effettuati gli esami di laboratorio sulle tracce di sangue del cadavere ed è emerso chiaramente che Calvi non si fosse assolutamente impiccato e che fosse morto in un altro luogo. Pertanto, si è trattato di un omicidio mascherato da suicidio.
3. La vicenda è in esame presso il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma.
4. Il "Piano di Rinascita" è disponibile on line su moltissimi siti internet. Tra tutti cito misteriditalia.com.
5. Dispaccio Ansa del 25 novembre 2004. Sulla vicenda è stata aperta nel 2001 una causa civile presso il Tribunale di Milano.
6. Si veda in proposito G. Lenzini, Crack Ambrosiano. Il risparmio tradito. La Banca d'Italia e la spartizione segreta del tesoro svizzero di Licio Gelli, Giuseppe Laterza Edizioni, Roma-Bari, 2004, prefazione di Licio Gelli.
7. Il racconto autobiografico di quelle vicende in G. Colombo, Il vizio della memoria, Feltrinelli, Milano, 1998.
8. Un'analisi completa sui conti del Banco Ambrosiano in quel periodo è in C. Bellavite Pellegrini, Storia del Banco Ambrosiano. Fondazione, ascesa, dissesto. 1896-1982.
9. Lo spiega chiaramente S. Flamigni, Trame Atlantiche. Storia della loggia massonica segreta P2, Kaos Edizioni, Milano, 1996.
10. Me ne sono occupato diffusamente in G. Mastellarini, Assalto alla stampa, Bari, Dedalo, 2004. Molto documentato è anche A. Mazzuca, La Erre Verde. Ascesa e declino dell'impero Rizzoli, Longanesi, Milano, 1991.
11. Commissione P2, volume I, tomo VI (2-quater/3/VI), pp. 5 sgg.
12. G. Barbacetto, Berlusconi, le risposte, in "Diario" del 29 agosto 2003.
13. Sul ruolo della P2 e sul contesto storico nel quale ha operato si veda anche F. M. Biscione, Il sommerso della Repubblica. La democrazia italiana e la crisi dell'antifascismo, Torino, Bollati Boringhieri, 2003.
14. Da "La Repubblica" del 25 novembre 2004, Sansa: Questo è il piano della P2.
 
 
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